In bilico: l’altalena della paura (seconda parte)

Campagna: Conoscersi per Relazionarsi – L’equilibrio tra il dolore e il piacere

L’Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia (A.I.P.C.) – APS, una no-profit fondata nel 2001, è formata da un’equipe multidisciplinare di professionisti volontari che si occupa della violenza in genere, in modo circolare e che si avvale di collaborazioni istituzionali. Nel 2011, con la collaborazione particolare della dott.ssa Tiziana Calzone, della dott.ssa Carmen Pellino e del dott. Massimo Lattanzi, è stato strutturato il protocollo scientifico integrato A.I.P.C. Scientific Violence Screening che prevede un assesment specifico della valutazione del rischio. 

La campagna “genderless” indicata a adolescenti e adulti, denominata “Conoscersi per Relazionarsi” si prefigge di approfondire la conoscenza personale e relazionale, di arricchire le relazioni funzionali e di prevenire quelle disfunzionali. I professionisti volontari dell’A.I.P.C. applicano strumenti rigorosi quali un’anamnesi strutturata per qualificare e quantificare le Esperienze Avverse Infantili visibili e invisibili, una psicodiagnosi specifica per tracciare il profilo di personalità e una misurazione psicofisiologica per valutare la disregolazione affettiva. La campagna interessa anche alcuni ristretti nella sezione “uomini maltrattanti” di una casa circondariale della Provincia di Roma.

Partecipa anche tu! Migliora la tua conoscenza personale e relazionale!

I canali per accedere ai servizi e alla loro prenotazione obbligatoria sono:

Numero di cellulare 3924401930 attivo dal lunedì alla domenica dalle ore 12:00 alle ore 16:00;

Messaggi WhatsApp 3924401930 attivo dal lunedì alla domenica dalle ore 12:00 alle ore 16:00;

E-mail: aipcitalia@gmail.com

In bilico: l’altalena della paura (seconda parte)

Forse questo può ricordare quello che sta accadendo ora in Russia, molto distante da noi ma non troppo. Nella storia moltissimi altri conflitti si sono susseguiti ma questo ha avuto un impatto maggiore, perché? Moltissimi paesi hanno aperto le frontiere per aiutare tutti i cittadini ucraini quando prima non l’avevano fatto. Tutti i giorni sentiamo notizie solo sulla guerra, ogni tanto in sottofondo qualche dato sulle ospedalizzazioni dovute al Covid-19. Alla fine, si è iniziato a vedere il virus come il vicino di casa che non sopporti ma che saluti lo stesso quando lo incontri per strada. I telegiornali prima continuavano a mostrare immagini di ospedali e ricoverati, ora si mostrano bombe e scheletri di edifici ucraini.

Webinar: “VIOLENZA e incoSCIENZA”: Il sottile confine tra coSCIENZA e incoSCIENZA”, 19 maggio dalle ore 15:00 su piattaforma Goto Meeting. Sarà rilasciato l’attestato di partecipazione. Per iscrizioni cliccare sul link: https://www.traumaeviolenza.it/2022/04/23/webinar-19-maggio-ore1500/

La cosa che ha accomunato le due fasi è la corsa ai beni di prima necessità, per il timore che finiscano. Da un lato abbiamo l’assedio alle mascherine e dall’altro chi sta già progettando un bunker per una possibile contaminazione nucleare. In entrambi i casi abbiamo la paura. La paura della malattia, dell’infezione, delle persone, del contatto – la paura delle bombe, del nucleare, dell’assenza di cibo. Ma abbiamo paura della solitudine, dell’isolamento, della morte e del cambiamento. Siamo seduti sull’altalena della paura. Paura, trauma e stress sono il filo conduttore della nostra attuale quotidianità. Non è passato un sospiro dal declino psicologico apportato dal corona virus, al timore di perdere la vita causato dalla guerra. Il Covid-19 è stato chiaramente un trauma di portata globale, che ha impattato su molteplici aspetti della società, causando alti livelli di ansia anticipatoria e mettendo numerosi individui nella condizione di temere per il proprio futuro (Horesh & Brown, 2020).

Corso FAD in Neuro – Scienze applicate alla prevenzione della violenza. 30 ECM. Per informazioni ed iscrizioni: https://www.spazioiris.it/project/corsi-online-fad/neuro-scienze-applicate-alla-prevenzione-della-violenza-dalleziologia-al-trattamento/

Ad oggi il panorama non è molto differente, la staffetta è stata passata alla guerra; un conflitto che non ci aspettavamo e che ha drasticamente aumentato i livelli di stress e preoccupazione nella popolazione, che porta con sé gli strascichi di una pandemia e intanto compra rifugi sotterranei nella speranza che la vita continui. Una vera e propria caccia alla stabilità, assiduamente messa a repentaglio dalle disposizioni cangianti e da una routine destrutturata del tutto da una nazione che da un giorno all’altro si arma di bombe e inizia a parlare di terza Guerra Mondiale.

Qui è possibile ascoltare i podcast di Formazione Continua Violenza sul canale Spotify dell’A.I.P.C. https://open.spotify.com/show/3CWpZW8pFqFexLfg1CiOWQ?si=oNN7YmmLQMq0crAEVeYH-w

L’immersione dell’individuo in un contesto collettivo comune, ha messo in forte discussione il senso di appartenenza del singolo stesso, catapultandolo in una sfera sociale più grande, che ha in qualche modo alterato gli equilibri interni causando sentimenti di perdita di controllo, impotenza, alienazione. Per far fronte a tale disastro è allora cominciata la caccia al cattivo, ove, la nemicalizzazione dell’altro diviene mezzo regolatore della realtà esterna e interna, categorizzazione ideale che ci definisce, intanto come appartenenti ad un gruppo e poi, come conseguenza, identificati nella direzione contro la quale dobbiamo andare (Venuleo, 2022).La dicotomia amico-nemico è considerata la simbolizzazione esemplificata del contesto, che ha il fine di direzionare le proprie azioni secondo lo spirito di adattamento e di sopravvivenza (Carli, 2021).

Ebook: “Delitti familiari primo trimestre 2022”. È possibile sfogliare gratuitamente l’ebook cliccando sul link: https://www.traumaeviolenza.it/2022/05/02/ebook-delitti-familiari-primo-trimestre-2022/

Tale costruzione ha inoltre una funzione deresponsabilizzante nei confronti dell’individuo stesso, tale per cui, l’altro da me, può essere sia bersaglio di rabbia e aggressività, sia focus di tutta l’attenzione che non lascia spazio alla responsabilità personale. Come considerare allora il bisogno di un conflitto nel conflitto? Perché in un contesto già bellico è necessario stabilire chi è il nemico, tralasciando del tutto la componente umana che sottostà al conflitto stesso? Forse perché in verità il trauma di cui siamo vittime oggi non ha a che fare con la globalità, ma con quanto ognuno di noi ha dentro: creare conflitto significa mettere fuori il proprio conflitto interiore, creare un nemico esterno da combattere significa, non farsi carico dei propri personali “demoni”, e generalizzare l’odio verso una nazione o un paese, che oggi è cattivo, domani forse no (Bernd, 2021).

Podcast “Delitti familiari primo trimestre 2022”. È possibile ascoltare gratuitamente il podcast cliccando sul link: https://www.formazionecontinuaviolenza.it/2022/05/02/podcast-delitti-familiari-primo-trimestre-2022/

I nostri antenati hanno fatto la guerra e vissuto diverse pandemie, e noi non ne siamo digiuni. Sentiamo il bisogno di difenderci perché dentro di noi quella paura ci sovrasta, perché dentro di noi questa strada la conosciamo già. La panoramica della situazione attuale ci ha messo in contatto con la nostra fragilità, riportando a galla le paure più arcaiche degli esseri umani: la paura dell’altro, la paura di essere soli, la paura di morire. L’obiettivo principale diventa allora quello di vivere su un’altalena, dove quando si è in basso ci si sente parte di un’umanità dove tragedie, paure, traumi e angosce dei nostri vicini divengono le nostre; mentre quando si è in alto si spera di non scendere, perché puntando il dito nulla sembra appartenerci, tutto ci appare distante e per tale ragione, non ci riguarda.

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Bibliografia

Anderson, C. W. (2021). Fake news is not a virus: On platforms and their effects. Communication Theory, 31(1), 42–61. https://doi-org.ezproxy.uniroma1.it/10.1093/ct/qtaa008

Bauman, Z. (2009). Paura liquida. Roma: Editori Laterza.

Bernd Bocian, (2021) “QUADERNI DI GESTALT“. Dialoghi sulla psicoterapia al tempo del Coronavirus: un’introduzione (pp. 51-59).

Bona, C., & Rumiati, R., (2013). Psicologia cognitiva per il diritto. Ricordare, pensare e decidere nell’esperienza forense. Bologna: Il mulino.

Carli, R. (2021). Riflessioni sullo schema amico–nemico: Rileggendo le neoemozioni. Quaderni di Psicologia Clinica, 9(1), 4-23

Castel, R. (2011). L’insicurezza sociale. Che significa essere protetti? Torino: Giulio Einaudi Editore.

Diehl, T., & Lee, S. (2022). Testing the cognitive involvement hypothesis on social media: “News finds me” perceptions, partisanship, and fake news credibility. Computers in Human Behavior, 128. https://doi-org.ezproxy.uniroma1.it/10.1016/j.chb.2021.107121

Horesh D., Brown A.D. (2020). Traumatic stress in the age of COVID-19: A call to close critical gaps and adapt to new realities. Psychol Trauma

Marocco, T. (2022). Tutte le nostre paure. Panorama.

Venuleo, C. (2022). Con-testi di vulnerabilità e domanda di senso. Riflessioni sulle sfide sociali della psicologia clinica. Rivista di Psicologia Clinica16(2), 76-88)

AIPC Editore © 2022. Riproduzione Riservata

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